7.7.08

Diritti, solidarietà e uguaglianza così la sinistra entra nel futuro


• da La Repubblica del 7 luglio 2008, pag. 1

di José Luis Zapatero

La solidarietà che caratterizza la società spagnola si fonda sul rispetto dei diritti. Proprio di questi ci siamo occupati nei giorni passati, quando abbiamo discusso la portata della libertà religiosa; del riconoscimento e della protezione dei milioni di spagnoli cattolici; della tutela degli spagnoli non cattolici; delle conseguenze inderogabili della norma costituzionale sul carattere laico dello Stato.

Fin dall’inizio, il socialismo in Spagna è stato un progetto di convivenza, un progetto per vivere insieme. E un progetto la cui vocazione è quella di includere, la cui volontà è di integrare. È nato per permettere alle classi lavoratrici di usufruire dei frutti dello sviluppo economico, della cultura, della conoscenza, è nato per riconoscere i loro diritti politici, per fornire loro protezione di fronte agli infortuni, per permettere loro di attingere la condizione di piena cittadinanza. È stato così, distribuendo a più persone, a tutte le persone possibili, la titolarità dei diritti, dell’istruzione e del benessere, che le nostre società sono diventate più sicure, più prospere, più degne e più libere.

Per questo, negli ultimi anni in Spagna ci siamo impegnati a prendere le misure necessarie per integrare coloro che ancora vivono senza speranza, abbandonati o senza assistenza. E per questo che ci siamo impegnati a favore dei disabili, riconoscendo loro i diritti che chiedevano da tempo: nel campo del lavoro, contro le barriere architettoniche, nelle nuove tecnologie, nei mezzi di trasporto, nell’esercizio del diritto al voto. Ed è sempre per questo che ci siamo impegnati per le persone in situazione di difficoltà. Affinché recuperino la loro dignità. Affinché non si sentano abbandonate. Affinché sia minore la loro solitudine. Allo stesso modo, dobbiamo adoperarci per raggiungere la piena integrazione nella nostra società delle persone che vengono a lavorare e a vivere nel nostro Paese. Questa piena integrazione è una garanzia per la nostra prosperità, la nostra dignità e la nostra libertà.

Ho scelto come motto "La forza del cambiamento". Il cambiamento è la trasformazione della società affinché i valori umani prevalgano sul denaro e sul potere. Noi socialisti, in Spagna, sappiamo da molto tempo, da più di un secolo, chela più grande forza che sostiene il cambiamento, la forza che conduce e trascina il mondo, la forza trasformatrice più potente è la forza delle idee.

Per questo motivo, è evidente che si deve essere capaci di fare due cose allo stesso tempo: trasformare il presente a cominciare dal governo e immaginare il futuro a partire dalle idee.

Per questo, infine, ho scelto un nome per battezzare un osservatorio creato per esplorare il futuro: un laboratorio il cui oggetto di ricerca sarà la società. Il nome dello spazio che accoglierà i dibattiti, il nome di questa piattaforma di pensiero d azione, di teoria e di pratica, sarà Fundación Ideas, la Fondazione delle Idee. Ideas, idee, è una parola bellissima ma è anche un acrostico formato dalle lettere iniziali di cinque concetti che sono la nostra ragione di essere e di esistere: I, come Igualidad, uguaglianza. Perché i socialisti spagnoli sono una forza impegnata a far sì che nessuna persona sia l’ombra di un’altra persona; persone oneste che non transigono di fronte alla discriminazione; perché sanno che la Spagna e il mondo non possono fare a meno del talento, della sensibilità e della forza delle donne. E i socialisti sono il Partito dell’Uguaglianza.

D, come diritti. Perché i socialisti sono la forza centrale della democrazia spagnola, perché abbiamo partecipato a tutte le lotte nelle quali si è giocato il futuro della libertà. Perché pensiamo che una società è grande quando i suoi cittadini sono liberi; che un Paese è libero quando i suoi cittadini hanno pieni diritti. Siamo il partito di Diritti della Cittadinanza.

E, come ecologia. Perché comprendiamo che non vi è ricchezza maggiore dell’aria che respiriamo, dell’acqua che beviamo; perché sappiamo che non vi è progresso duraturo senza rispetto per l’ambiente; perché comprendiamo che l’essere umano non può continuare a degradare il mondo senza mettere a rischio la propria sopravvivenza. Siamo il partito dell’Ambiente, il partito dell’Ecologia.

A, come azione. Perché siamo una forza di cambiamento, di trasformazione, un partito che pensa e agisce. A cominciare dal governo e dalla strada; dai governi locali e dalle fabbriche, dal mondo produttivo privato e dalle Ong. Una forza che pensa e agisce. Che sogna il futuro e che governa il presente. Siamo un partito di Azione.

S, come solidarietà. Perché nei tempi di abbondanza estendiamo i diritti sociali e il benessere sociale. Perché nei tempi difficili proteggiamo i più deboli. Perché esistiamo affinché la ricchezza e il potere siano meglio distribuiti. Perciò siamo il partito della Solidarietà.

Questo sarà il nome e questi sono i princìpi che guideranno i socialisti spagnoli nell’individuare le strade che ci permetteranno di accedere al futuro: uguaglianza, diritti, ecologia, azione e solidarietà. Sarà uno strumento potente. Ci permetterà di pensare meglio, di rinnovare le nostre proposte, di dare più peso ai nostri messaggi. Sarà uno strumento utile per i cittadini. Permetterà loro di partecipare. Li metterà al corrente di tutti i progressi. Fornirà loro soluzioni e nuove speranze. Ho una grande fiducia nel lavoro che porterà avanti la Fundaciòn Ideas. Rappresentiamo la Spagna che ha fiducia in se stessa. La Spagna che sa di essere protagonista di un successo storico collettivo.

NOTE

Questi sono alcuni brani del discorsopronunciato ieri dal premier spagnolo JoséLuis Rodriguez Zapatero alla chiusuradel Congresso del Partito socialista spagnolo
Traduzione di Guiomar Parada


4.7.08

Global Voices: il summit dei blog che sfidano la censura

da radio radicale.it

per ascoltare le interviste ed i reportages da Budapest e per sapere come Global Voices può diventare strumento contro i regimi e la censura vi rimandiamo alla pagina completa su Radio Radicale.it alla quale potrete accedere cliccando sul titolo del post

Dal 27 al 28 giugno si è svolto a Budapest il quarto summit annuale di Global Voices Online, una comunità virtuale di blogger e attivisti per la libertà di espressione su internet proveniente da ogni angolo del mondo.

COSA E’ GLOBAL VOICES

Nasce a seguito di un convegno di blogger internazionali svoltosi nel dicembre del 2004 al Berkman Center for Internet and Society presso la Harvard Law School. L’idea originale si deve Rebecca MacKinnon e Ethan Zuckerman. Ex corrispondente della CNN dalla Cina e dal Giappone, Rebecca MacKinnon racconta così la scelta di lasciare la sua carriera di giornalista affermata per dedicarsi al mondo dei blog e del giornalismo partecipativo: “Ad un certo punto ho capito che quello che mi interessava non era tanto parlare al mondo, ma conversare con il mondo”. Coinvolgere blogger, attivisti e semplici cittadini in una conversazione globale per dare voce a storie, punti di vista e realtà troppo spesso dimenticate dai media tradizionali è esattamente l’obiettivo che Global Voices si prefigge.

Nato inizialmente come sito per aggregare le voci più interessanti e meno ascoltate della blogosfera globale, Global Voices è nel corso degli anni cresciuto fino a diventare un’associazione non-profit indipendente, che gestisce e finanzia vari progetti di alfabetizzazione digitale presso varie comunità emarginate e si batte in favore della libertà di espressione su internet in giro per il mondo.

COME FUNZIONA

Ad oggi, il progetto conta circa un centinaio di blogger attivi da ogni angolo del mondo (esclusa l’Europa e il Nord America, già abbondantemente coperte dai media tradizionali internazionali), per un totale di 40.000 post suddivisi in 347 categorie, che spaziano da aree geografiche a diverse tematiche. I post originali vengono tradotti in 15 lingue da una squadra di traduttori volontari.La redazione virtuale di GV è strutturata su base regionale. Ogni regione del mondo ha un proprio coordinatore editoriale che si occupa di coordinare e verificare il materiale sottoposto dagli autori, che poi fanno capo ad un direttore generale di base a New York. Esiste poi un coordinamento regionale dei vari traduttori che lavorano su base volontaria.

GV è finanziata dal Berkman Center for Internet and Society, dalla MacArthur Foundation, Knight Foundation, dall’Open Society Institute, e dall’organizzazione olandese Hivo

2.7.08

Teodem contro radicali: non discutere di legge 40

• da Il Manifesto del 1 luglio 2008, pag. 12

Tornano i Teodem, l’ala ultra cattolica prima nella Margherita e adesso nel Pd, e con un documento annunciano il boicottaggio di un seminario organizzato oggi dall’intergruppo parlamentare «Coscioni-Welby» promosso dai radicali sulla legge sulla fecondazione assistita. Per i teodem - nel frattempo cresciuti di numero, tanto che il comunicato di censura è firmato da 12 parlamentari capitanati da Paola Binetti - il seminario sulla legge 40 «sembra un vero e proprio accanimento contro una legge approvata dal parlamento e sottoposta a referendum popolare». Obiettivo delle critiche teodem anche le linee guida proposte dalla ministra Livia Turco sul finire della precedente legislatura perché «consentono un’applicazione eugenetica della legge».

30.6.08

Comitato Nazionale di Radicali Italiani: mozione particolare sul Tibet


Roma, 29 giugno 2008

Il Comitato Nazionale di Radicali Italiani, riunito in Roma il 27,28 e 29 giugno 2008
approva la seguente Mozione particolare

rilevata la mancanza di progressi nel dialogo tra il Governo cinese e il Governo Tibetano in Esilio, volto a trovare una soluzione politica che ponga fine a un’occupazione e oppressione del popolo tibetano da parte delle autorita’ cinesi che dura dal 1949, e che negli ultimi mesi ha subito una recrudescenza con la repressione delle manifestazioni organizzate lo scorso marzo in Tibet;

ricordato che il sostegno alla lotta nonviolenta del Dalai Lama e del suo popolo nonché a tutti coloro che nel vasto territorio cinese si battono per il conseguimento delle inalienabili libertà umane rientra, a pieno titolo, nel Primo Satyagraha mondiale per la pace promosso dal Partito Radicale Nonviolento, transnazionale e transpartito;

salutato con favore il formarsi di un ampio schieramento di Parlamentari appartenenti a tutti i Gruppi politici, oltre 110, che hanno aderito al ricostituendo Intergruppo Parlamentare per il Tibet, e che oltre 50 di loro hanno sottoscritto una lettera aperta tesa ad impegnare il Governo italiano a non partecipare con i propri massimi rappresentanti politici alla Cerimonia di inaugurazione dei Giochi Olimpici di Pechino

attesa l’importanza che il riconoscimento della cittadinanza onoraria al Dalai Lama, Premio Nobel per la Pace, uomo simbolo della battaglia per l’autonomia tibetana, può rappresentare in questo momento;

considerato che è stata lanciata la proposta di promuovere ad Assisi, proprio per l’otto agosto, una grande manifestazione internazionale volta a rivendicare autonomia per il Tibet e rispetto dei diritti umani in Cina e nei paesi del Sudest asiatico, come la Birmania, il Vietnam, il Laos, altrettanto vessati da governi dispotici e totalitari, e che la proposta sta raccogliendo adesioni trasversali;

considerato che tale iniziativa s’inquadra nell’ambito del primo grande satyagraha mondiale per la pace e cade a quarant’anni dalla scomparsa del filosofo Aldo Capitini, propugnatore della nonviolenza nonché ispiratore, nel 1961, della prima marcia Perugia-Assisi;

impegna gli organi dirigenti di radicali Italiani;

1) a mobilitare il partito ed a sollecitare le associazioni che compongono la galassia radicale affinché l’8 agosto, in collaborazione con la Citta’ di Assisi e con tutte la Associazioni impegnate a difesa del popolo tibetano, si realizzi ad Assisi una grande manifestazione nel segno della nonviolenza, del dialogo, della democrazia “Tibet libero, Cina Libera”;

2) a promuovere nel frattempo, l’8 luglio 2008, a trenta giorni dall’inizio delle Olimpiadi di Pechino, “il Tibet Day”, una giornata dedicata in tutta Italia a iniziative per l’autonomia del Tibet e per la democrazia in Cina;

3) a far si’ che, in coordinamento con le delegazioni radicali parlamentari, il Parlamento italiano impegni il Governo a non partecipare con i propri massimi rappresentanti politici alla Cerimonia di apertura delle Olimpiadi in assenza di progressi concreti nel rispetto dei diritti umani per il popolo tibetano e nel diaologo politico con il Governo tibetano in Esilio;

4) ad attivarsi da subito, anche con le associazioni locali e i singoli iscritti, affinchè Sindaci e Consigli Comunali delle Città Italiane Capoluogo di Provincia e Regione, e in particolare quelle che abbiano legami anche storici con l’oriente e la Cina in Particolare, possano concedere la cittadinanza onoraria al Premio Nobel per la Pace Tenzin Gyatso, nell’anno in cui si celebrano i Giochi Olimpici a Pechino quale gesto simbolico di Pace, e per la prospettiva strategica dell’apertura alla democrazie in Cina;

5) ad attivare le associazioni locali e i singoli iscritti e militanti affinché assicurino l’adesione dei propri enti locali alla campagna transnazionale ”una bandiera per il Tibet” e all’associazione Comuni, Province Regioni per il Tibet presso il Consiglio Regionale del Piemonte;

Francesco Pullia
Michele Bortoluzzi
Bruno Mellano
Matteo Mecacci

29.6.08

Comitato Nazionale di Radicali Italiani: la Mozione Generale approvata


Il Comitato Nazionale si è svolto a Roma, dal 27 al 29 giugno 2008, presso la sede radicale.

Roma, 29 giugno 2008

ll Comitato Nazionale di Radicali italiani, riunito a Roma il 27, 28 e 29 giugno, udite le relazioni della Segretaria Rita Bernardini e della Tesoriera Elisabetta Zamparutti, le approva.


Il Comitato fa proprie le ragioni che hanno portato la Presidente, la Segretaria e la Tesoriera del Movimento, elette dal Congresso di Radicali italiani del novembre 2007, a rassegnare le dimissioni a seguito della loro elezione alla Camera dei Deputati. Con le ultime elezioni politiche si è determinata una situazione inedita e straordinaria che ha portato interi gruppi dirigenti e partiti ad essere esclusi dalla rappresentanza parlamentare. I radicali, che nonostante umilianti e gravi divieti ad personam, hanno accettato di candidare nove suoi rappresentanti nelle liste del PD, e li ha visti inaspettatamente tutti eletti, costituiscono oggi, con la delegazione nei gruppi parlamentari del PD, l'unica forza laica, libertaria e autenticamente liberale presente in Parlamento. Il risultato elettorale ha confermato inoltre la fondatezza dell'analisi radicale sulla pluriennale mancanza di democrazia nel Paese: una situazione di vero e proprio regime, che si sostanzia nella sistematica negazione del diritto dei cittadini a conoscere per deliberare, che colpisce in particolare ogni iniziativa dei radicali. Secondo i dati del Centro d'Ascolto dell'Informazione Radiotelevisiva, nel periodo dal 15 aprile al 31 maggio 2008 le tre testate Rai hanno dedicato complessivamente agli esponenti radicali 4'25'' su 9h15'43'' di interventi in voce, pari allo 0,79%. Mentre le tre testate Mediaset hanno riservato ai radicali 2' e 23" pari allo 0,51% del totale delle 7h45'53" di tempo di parola.


Il Comitato fa appello a tutti gli iscritti e militanti radicali per una immediata e straordinaria mobilitazione di opinione pubblica e istituzionale volta a conquistare la grande riforma che faccia della persona candidata ed eletta il soggetto costitutivo di ogni forma di aggregazione e rappresentanza politica in tal modo sottratta all'altrimenti inevitabile degenerazione partitocratica della democrazia. A tal fine afferma la necessità di assicurare quella forma di trasparenza e di partecipazione rappresentata dalla "anagrafe pubblica degli eletti"; uno strumento che, se adottato, potrà rendere conoscibile ai cittadini la documentazione relativa ai comportamenti istituzionali di tutti gli eletti, ad ogni livello: Parlamento, Regioni, Province, Comuni.

Tale impegno costituisce una sfida per l'intero movimento che comporta, da parte del Comitato, la conseguente decisione di conferire piene funzioni statutarie di Segretario, Tesoriere e Presidente a chi avrà il compito di guidare Radicali italiani, fino alla scadenza congressuale annuale di novembre.


Il Comitato pertanto delibera che, fino al prossimo Congresso, le funzioni di Segretario, Tesoriere e Presidente del Movimento siano esercitate rispettivamente da Antonella Casu, Michele De Lucia, Bruno Mellano.


Emma Bonino domani a Grignasco (No)

25.6.08

Accanimento di Stato

il presidio davanti al Tribunale di Milano del 25 giugno...tra gli altri A.Litta Modignani, Sergio de Muro, Nathalie Pisano e Valerio Federico

• da L'Opinione del 25 giugno 2008, pag. 1

di Alessandro Litta Modignani

Si apre stamane a Milano un nuovo capitolo della dolorosa vicenda giudiziaria e umana di Eluana Englaro, la giovane donna di Lecco che giace in “stato vegetativo permanente” da più di 16 anni, a seguito di un incidente stradale. Oggi Beppino Englaro, il mite e determinato padre di Eluana, chiederà per l’ennesima volta a un tribunale della Repubblica di interrompere le inutili e disumane “cure” che da 6.000 giorni tengono artificialmente in vita il corpo inanimato di sua figlia. Eluana trascina, contro la sua volontà, un’esistenza priva di qualsiasi dignità. Una cannula, attraverso il naso, le introduce ogni giorno nello stomaco una pappetta maleodorante e disgustosa; le viene evacuato regolarmente l’intestino. Il suo corpo viene sistematicamente lavato, asciugato, voltato, rivoltato e rilavato. Tutto ciò senza la benché minima speranza di guarigione, anzi con la piena consapevolezza di una patetica e tragica inutilità.



Le labbra sono scosse da un costante tremore, gli arti tesi allo spasimo, i piedi contorti in posizione equina. Consola appena il fatto che Eluana non si accorga di nulla: la corteccia ha subìto lesioni irreversibili e le funzioni cerebrali sono definitivamente compromesse. E’ lecito questo accanimento ? L’udienza di oggi, la prima in Corte d’Appello, è una nuova tappa – la nona per l’esattezza – di un calvario giudiziario che però ora sembra giunto a un punto di svolta. Lo scorso 16 ottobre, con una sentenza di 60 pagine, la Corte di Cassazione ha dichiarato nulla una precedente sentenza di appello, che respingeva nel merito le richieste di Englaro. Tutto da rifare dunque, ma stavolta con le perentorie indicazioni della Corte, alle quali i giudici milanesi dovranno attenersi. Secondo la Costituzione italiana (art. 32) nessun cittadino può essere sottoposto a trattamento sanitario contro la sua volontà, se non in casi eccezionali previsti dalla legge. Eluana Englaro, vittima di un incidente stradale, quel “consenso informato” non ha mai potuto esprimerlo. Al contrario, in circostanze precedenti aveva pronunciato, riguardo al mantenimento in vita di persone in coma irreversibile, parole chiare e inequivocabili, come testimoniano entrambi i genitori e i suoi amici più cari. Inoltre, la giurisprudenza nega la possibilità di sottoporre un malato a cure, quando non esista alcuna speranza né di guarigione né di sia pur minimo miglioramento, come in questo caso.



E’ questo l’aspetto di maggior rilievo, dal punto di vista etico, medico e giuridico: il divieto assoluto di accanimento terapeutico, che deve essere garantito e che invece viene violato ai danni di una cittadina inerme, non più in grado di difendersi da pratiche inutili e invasive. Naturalmente, all’interruzione del trattamento tecnico si oppongono i fanatici difensori della vita “dal concepimento alla morte naturale”, la cui ipocrisia non conosce limiti. Cosa ci sia di “naturale” nella vita di Eluana Englaro, non è dato di sapere: suona davvero come una bestemmia chiamare “vita” una condizione così disumana. Eppure, da 6.000 giorni, Eluana è costretta alla sopravvivenza da uno Stato sempre più etico e sempre meno laico, severamente ossequioso della “autorità morale” che ha sede all’interno dei suoi confini. Stamane, fuori dal Palazzo di giustizia di Milano, a sostegno di Beppino Englaro (che non si è mai rassegnato a una soluzione privata e “all’italiana” della vicenda) ci sarà soltanto la solita sparuta pattuglia di militanti radicali e dell’associazione Luca Coscioni. Troveranno i giudici di Milano il coraggio di accogliere – come sarebbe loro dovere – le indicazioni della Suprema Corte, e di resistere alle pressioni degli integralisti ? “Fatemi tornare dal Padre mio” disse Giovanni Paolo II, quando capì che la sua vita era giunta al termine. A Eluana Englaro la sorte non ha concesso questa opportunità. Negarle un gesto di coraggio laico e di pietà cristiana sarebbe davvero crudele, incivile e intollerabile.

24.6.08

Domani a Milano presidio Coscioni/Radicali per Eluana Englaro

INDICAZIONI DI FINE VITA / CORTE D'APPELLO DISCUTE IL CASO DI ELUANA ENGLARO

Nona tappa del calvario che Beppino Englaro percorre ormai da 16 anni perchè sia riconosciuta la volonta' di sua figlia Eluana, rimasta vittima di un gravissimo incidente automobilistico e ridotta in coma irreversibile.

Per sostenere Englaro e la sua battaglia, la Cellula Coscioni di Milano e la Cellula Coscioni di Lecco organizzano mercoledì 25 giugno dalle ore 09:30 alle ore 13:00, in concomitanza con la prima udienza presso la Corte d'appello, un presidio davanti il Tribunale di Milano (corso di Porta Vittoria).

22.6.08

Olanda. Pochi giorni ancora per fumare spinello 'impuro' nei coffee shop

Giorni contati per lo spinello nei coffee shop olandesi.

Dal primo luglio nei Paesi Bassi sara' vietato fumare tabacco in bar, ristoranti e locali pubblici. Le nuove regole, gia' in vigore in molti altri Paesi europei, non avrebbero niente di strano se non riguardassero anche quei locali dove, per legge, dal 1976 si puo' liberamente consumare hashish o marijuana. La cannabis, venduta legalmente nei coffee shop, e' l'ingrediente principale, ma per fare uno spinello e' indispensabile anche il tabacco, tranne nel caso in cui si fumi solo 'erba'. La quantita' dipende dal consumatore, ma e' tuttavia necessario avere del tabacco per 'rollare' una canna, come spiegano minuziosamente anche i siti online dedicati agli amanti dell'argomento. Paradossalmente, dunque, in Olanda, nei locali pubblici autorizzati si potra' continuare a fare uso di droghe leggere, ma non a fumarle mescolate con il tabacco, quindi niente joint, canna o spinello che dir si voglia. 'I coffee shop saranno trattati come tutti gli altri locali pubblici. Sarebbe sbagliato fare eccezioni, la gente non capirebbe', avverte il primo ministro olandese Jan Peter Balkenende. 'In un caffe' si va per bere qualcosa, in un ristorante per mangiare, ma quando si va in un coffee shop e' per fumare', ribatte Marc Jacobsen, a capo dell'associazione nazionale dei proprietari di coffee shop, che ha chiesto al governo di prendere speciali provvedimenti per questi locali. E i diretti interessati, i consumatori? Stando ad una serie di interviste realizzate finora nella citta' olandesi, non sembrano preoccuparsi piu' di tanto. Se sara' necessario 'compreremo l'erba e andremo a fumare a casa', dicono. Intanto ci sono coffee shop, soprattutto ad Amsterdam, che gia' stanno allestendo luoghi separati per offrire ai clienti la possibilita' di continuare a fumare sul posto. Altri si stanno attrezzando mettendo a punto strumenti alternativi. Come il cosiddetto 'vaporizzatore', un apparecchio elettrico che dovrebbe consentire di trasformare direttamente la cannabis in vapore da inalare evitando cosi' l'uso di tabacco e cartine. Molti si chiedono poi come potranno essere attuate le ispezioni per verificare se si fumano spinelli 'puri' oppure contenenti anche tabacco, dannoso per la salute di chi lavora nei coffee shop piu' che per coloro che hanno deliberatamente scelto di usare droghe. Da tempo nella permissiva Olanda il vento e' cambiato anche nei confronti delle droghe leggere: in alcune citta' si e' cominciato a chiudere i coffee shop vicino alle scuole, in altre e' stato vietato il consumo di cannabis ai poliziotti, anche fuori dal lavoro 'per dare l'esempio'. Giro di vite infine per ostacolare il cosiddetto turismo dello spinello. L'iniziativa ha provocato una protesta infuocata dei comuni di frontiera del Belgio dopo che quelli dell'Olanda hanno spostato i bar del fumo nelle zone periferiche di confine, proprio per ostacolare il turismo della droga nelle citta'. (Ansa/Pucci)

Onu: lo stupro è un'arma di guerra


La soddisfazione di Human Rights Watch: "E' un atto storico"

NEW YORK - Il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite condanna, nei termini più forti, l'uso dello stupro come arma di guerra, minacciando azioni repressive contro i responsabili delle violenze contro le donne. I Quindici, raccogliendo la proposta degli Stati Uniti, hanno approvato all'unanimità la risoluzione 1820, sponsorizzata da oltre 30 paesi tra cui l'Italia. I lavori del Consiglio sono stati presieduti dal segretario di Stato Usa Condoleezza Rice.
Il testo, minacciando indirettamente di portare i colpevoli di fronte alla Corte penale internazionale de L'Aja (Cpi), chiede "a tutte le parti coinvolte nei conflitti armati la cessazione completa e immediata della violenza sessuale contro i civili, con effetto immediato".
La risoluzione, definita dall'organizzazione non governativa Human Rights Watch un "atto storico", chiede al segretario generale dell'Onu Ban Ki-moon di preparare un rapporto (che verrà pubblicato entro dodici mesi dall'approvazione) per individuare "i conflitti armati dove la violenza sessuale è stata usata ampiamente o sistematicamente contro i civili".
A margine delle discussioni sulla risoluzione contro gli stupri in guerra, la Rice aveva partecipato anche ad una riunione informale sulla situazione in Zimbabwe, dove è stata espressa profonda preoccupazione per il prossimo ballottaggio presidenziale del 27 giugno. "Con le sue azioni il regime del presidente Robert Mugabe ha abbandonato ogni pretesa che le elezioni del 27 giugno potranno procedere in maniera equa e libera", aveva detto il segretario di Stato Usa.
Il Belgio ha chiesto che il Consiglio di Sicurezza si riunisca sullo Zimbabwe nei prossimi giorni. Ma l'ambasciatore Usa all'Onu Zalmay Khalilzad, in qualità di presidente di turno dei Quindici, ha detto che il Consiglio è diviso sulla richiesta del dibattito.